Brunello Riserva e Nobile di Montepulciano Riserva: due grandi denominazioni a confronto

Il vasto territorio della provincia senese è baciato da Bacco. Pochi altri areali, in Italia come in tutto il mondo, possono vantare la produzione di uve così pregiate da regalare vini eleganti e sontuosi, riconosciuti ovunque come sinonimo di grandissima qualità. 

Due piccoli centri arroccati sulle colline: Montepulciano e Montalcino. D’impostazione Rinascimentale il primo, d’impianto Medievale il secondo. Una grande caratteristica che li accomuna: la produzione di vini eccelsi. Entrambi derivanti dal medesimo uvaggio di base: il Sangiovese. Se nel Nobile di Montepulciano troviamo il clone denominato Prugnolo Gentile, nel Brunello ci affidiamo al Sangiovese Grosso. Entrambi sono però il frutto della regina delle uve toscane. 

Qui in Carpineto vi proponiamo un percorso che si delinea lungo la strada del vino che congiunge le due cittadine. Sui declivi di Montepulciano produciamo il Nobile di Montepulciano Riserva, posto per almeno due anni in botti di rovere di Slavonia e in barrique di rovere francese; sul terreno pietroso di Montalcino nasce – oltre alla versione “base” – il nostro Brunello di Montalcino Riserva, maturato per almeno 42 mesi in botti di rovere di diversa capacità e imbottigliato senza ricorrere ad alcun trattamento o filtrazione. Due grandissimi vini, che oggi vi proponiamo in un confronto tra titani. 

Il Nobile di Montepulciano Riserva presenta profili di eleganza unici: intenso, persistente, equilibrato. Vino di grande finezza, che bilancia la bella acidità con un sapore sapido e armonico, sorretto da tannini presenti ma vellutati. Un vino che dimostra tutta la sua consistenza già all’impatto visivo e al roteare nel calice, dove si presenta in tutta la sua compattezza e corposità. L’abbinamento ideale per un pasto tutto toscano, tra cacciagione, grandi arrosti o grigliate di carne. 

Il Brunello di Montalcino Riserva è la sintesi stessa dell’eleganza. Vino che si presta a lunghissimi affinamenti, longevo per definizione, elegante ed equilibrato già in giovane età, ma che mostra tutta la sua finezza e persistenza nel lungo periodo.Al calice è limpido, brillante, consistente. Il ventaglio olfattivo è pressoché infinito, passando dai frutti di bosco ai sentori speziati, fino alla tostatura dei sentori terziari, fra vaniglia, caffè, cacao. L’assaggio conferma l’ampiezza e la corposità dell’esame olfattivo: ai sapori tipici del Sangiovese, fra frutti rossi, viola e mammola, si associa tutta la potenza figlia della lunga maturazione. Un vino complesso e inimitabile, che – se saprete attendere – avrà grandi profili evolutivi. 

In definitiva: un confronto in cui è impossibile decretare un vincitore. L’eleganza, l’equilibrio, la struttura di queste due grandi denominazioni, rendono giustizia a due dei terroir più vocati del pianeta. Il marchio stesso della Toscana nel mondo che si sublima nella gioia di un calice.