Chardonnay, tra storia e caratteristiche ecco la versione toscana

Tutti noi appassionati di vino abbiamo bevuto uno Chardonnay nella nostra vita, ma quanto ne sappiamo al riguardo?

Sicuramente lo Chardonnay è tra i vitigni a bacca bianca più diffusi, interessante è la classifica stilata dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) che nel 2018 lo posiziona al terzo posto tra i vitigni a bacca bianca più coltivati a livello mondiale, preceduto al primo e al secondo posto rispettivamente dall’uva Sultanina, destinata per lo più all’essicazione, e dal vitigno Airén, diffuso principalmente in Spagna.

Lo Chardonnay è coltivato sul pianeta per circa 210 mila ettari ed è presente in 41 paesi rispetto ai 44 censiti dalla ricerca OIV, confermando che si tratta di un vitigno diffuso praticamente ovunque nel mondo e per tale motivo considerato principe tra i cosiddetti Vitigni Internazionali.

Il perché di tale diffusione è da riscontrarsi nelle sue caratteristiche: è un vitigno che si adatta perfettamente ai diversi climi delle regioni del mondo che lo ospitano ed è adatto a diversi processi di vinificazione, rendendo benissimo sia come vino fermo che come spumante, soprattutto metodo classico. Grazie alle grande freschezza e alla sua adattabilità riesce sempre ad assumere tutte le caratteristiche sia del territorio che lo ospita sia dell’affinamento che gli viene destinato, riuscendo ad essere elegante e raffinato sia dopo esser passato in legno, che in acciaio o in anfora.

Le origini dello Chardonnay non sono univoche, sappiamo che il suo nome è originario della zona a sud della Borgogna e deriva in particolare dall’omonimo paese nel Mâconnais. La sua nascita è dovuta ai monaci cistercensi dell’abbazia di Pontigny, furono loro ad impiantarlo, promuovendone la sua diffusione a più vasta scala. Dal punto di vista genetico alcuni sostengono sia nato da un incrocio spontaneo tra Pinot nero e Gouais blanc, vitigno della regione occidentale della penisola balcanica denominata Illiria, altri studi indicano invece che si tratta di un vitigno a sé stante.

È difficile definire caratteristiche univoche ai vini che ne derivano da questo vitigno vista la sua enorme diffusione nel mondo, gli influssi ambientali e climatici nonché i diversi processi di vinificazione e affinamento generano ogni volta prodotti differenti.

I colori nel calice variano molto a seconda dell’affinamento e possono infatti andare dal giallo paglierino scarico nel caso di acciaio fino all’oro intenso e vigoroso nel caso di affinamento in legno, con quest’ultimo che ne aumenta anche morbidezza e la struttura in bocca. I profumi e la mineralità dipendono dalla collocazione territoriale e dal tipo di suolo su cui si sviluppano, con note di frutta bianca per vini prodotti in zone più fredde e frutta tropicale nel caso di provenienza da zone più calde.

Il Farnito Chardonnay 2018 di casa Carpineto rappresenta l’autentica espressione di Toscana di queste uve, provenienti dagli appezzamenti aziendali di Montepulciano collocati ad un’altitudine di 300 metri sul livello del mare, raccolte tra la fine di agosto e i primi di settembre.

La vinificazione avviene con la lunga macerazione sulle bucce a bassa temperatura, utile ad estrarre i profumi e a creare la sua struttura, che viene seguita da una lenta e accurata fermentazione del mosto ad opera di lieviti selezionati. I lieviti e tutte le sostanze solide che si sono formate durante la fermentazione vengono mantenuti in sospensione e agitati ripetutamente, per favorire il l’ulteriore processo estrattivo.

Superato il mese di gennaio dell’anno successivo alla raccolta viene separato il vino dalle fecce per essere subito riposto in barili, per un breve periodo, prima di essere poi finalmente imbottigliato.

Al calice con un colore giallo paglierino limpido e ha sfumature dorate luminose. Al naso regala sentori di rose bianche, orchidee e pera, su uno sfondo di vaniglia e timo selvatico. Particolarmente piacevole al palato, scorre morbido e minerale, equilibrato e fresco, è un vino dotato di grande persistenza che ci racconta con la sua grande eleganza una bellissima versione toscana, e perché no italiana, del principe dei vitigni bianchi internazionali.